Tutto è uno è il titolo di un libro che ho ritrovato qualche giorno fa. Apparteneva al mio babbo, infatti il prezzo è ancora il lire. Vecchiotto eppure sbalorditivo. Credo che mai mi sarei incuriosita così tanto nel leggerlo se non vivessimo un momento storico tanto particolare, intenso, assurdo, extra-ordinario.

Ho scelto dall’indice un capitolo e un argomento, pur non sapendo cosa avrei trovato. La lettura è stata così sorprendente che è nata la voglia di approfondire.

Tutto è uno introduce il concetto di universo olografico e si rifà principalmente a due grandi uomini: David Bohm, fisico, e Karl Pribram, neurofisiologo.

Non mi soffermo sulla spiegazione di che cos’è e cosa si intenda per universo olografico, e credo che la scienza dal 1991 di passi avanti in tal senso ne abbia fatti parecchi, quello che mi interessa sottolineare prima di introdurre il paragrafo tanto interessante, è che grazie alle ipotesi e scoperte fatte da Bohm e da Pribram possono trovare probabilmente spiegazione fenomeni come la telepatia, le esperienze extracorporee e di premorte, le guarigioni miracolose ecc.

Lascio al lettore il compito di documentarsi e approfondire e passo a raccontare il contenuto del testo che tanto mi ha colpita. Si tratta di una ricerca che condusse la psicologa Helen Wambach a San Francisco. Durante piccoli seminari la ricercatrice ipnotizzava  i partecipanti e li faceva regredire a periodi di tempo specifici, ponendo loro una serie di domande su abbigliamento, sesso, occupazione, utensili usati…

La sua indagine sul fenomeno delle vite passate durò ventinove anni, ipnotizzò migliaia di individui accumulando varie scoperte. Ella scoprì di essere in grado di far progredire le persone nelle vite future. Lo psicologo Chet Snow, suo collaboratore, proseguì il suo lavoro dopo la morte della Wambach.

Quando i rapporti delle 2500 persone che avevano partecipato al progetto furono messi a confronto, emersero parecchie caratteristiche interessanti. Per prima cosa, praticamente tutti gli interrogati erano d’accordo sul fatto che la popolazione della terra era diminuita in modo consistente..

Inoltre, le persone esaminate si dividevano chiaramente in quattro categorie, ciascuna delle quali riferiva un futuro diverso.

Un gruppo descrisse un futuro senza gioia e sterile nel quale la maggior parte delle persone viveva in stazioni spaziali, indossava tute argentee e si nutriva di cibo sintetico.

Un altro, i “New Agers”, riferiva di vivere vite più felici e secondo natura, in scenari naturali, in armonia reciproca, e dedicate all’apprendimento e allo sviluppo spirituale.

Il terzo gruppo, gli urbani “high-tech”, descrisse un futuro desolato e meccanico nel quale la gente viveva in città sotterranee e città racchiuse in cupole e rifugi sferici.

Le persone del quarto gruppo descrissero se stesse come sopravvissute al disastro, abitanti in un mondo devastato da qualche catastrofe globale, probabilmente nucleare. Le persone di questo gruppo vivevano in case che variavano da rovine urbane a grotte, a fattorie isolate, portavano indumenti semplici e cuciti a mano, spesso fatti di pelliccia, e si procuravano gran parte del cibo cacciando.

Snow crede che queste scoperte significhino che vi sono parecchi potenziali futuri, od oloversi, in formazione nelle nebbie del fato che si va addensando. Ma, come altri ricercatori delle vite passate, ritiene che anche noi creiamo il nostro destino, sia individualmente che collettivamente, e quindi, i quattro scenari sono in verità un barlume dei vari futuri potenziali che la razza umana sta creando per se stessa en masse.

Di conseguenza Snow consiglia che, invece di costruire rifugi atomici o spostarci in aree che non verranno distrutte dovremmo impiegare il tempo credendo in un futuro positivo e visualizzandolo.

“Se modelliamo continuamente la nostra realtà fisica futura con i pensieri e le azioni collettive attuali, allora il momento di aprire gli occhi all’alternativa che abbiamo creato è ora” afferma Snow.

“Le scelte fra i generi di terra rappresentati da ciascuno dei gruppi sono chiare. Quale vogliamo per i nostri nipoti? A quale vogliamo forse tornare un giorno?”

 

Tratto da Tutto è uno. L’ipotesi della scienza olografica.

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