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Un uomo che camminava per un campo s’imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.

La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo
aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva.

Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono
a rosicchiare pian piano la vite.

L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla
vite con una mano sola, con l’altro spiccò la fragola. Com’era dolce!

Da  101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps.

Ogni volta che rileggo questa storiella zen trovo nuovi significati.

Ieri mi è arrivata una nuova intuizione.

Nella storia la tigre rappresenta la paura. Ogni volta che cerco di sfuggirla lei si ripresenta e non mi lascia scampo. Sostare nella paura non mi consente di evolvere.

Per quanto io mi afferri al ragionamento, rappresentato dalla radice, per quanto io non possa far altro che aggrapparmi a lui, alla mente, riuscirò ad oltrepassare la paura solo staccandomi dal giudizio, dai pensieri.

I due topini sono i giudizi negativi e positivi, che inevitabilmente caratterizzano l’essere umano. E’ impossibile non giudicare. Però è possibile oltrepassare il giudizio e per fare questo è necessario affidarsi al cuore, al sentire. La fragola rappresenta lo stare nel momento, abbandonando credenze, idee.

Quando hai paura e vuoi scappare per non sentirla, la paura riappare. Non hai scampo.

Ti fissi su una idea (il ramo) con le tue convinzioni su cosa sia giusto e cosa sbagliato (topo banco e topo nero), rimani lì a rimuginare con la mente, senza accorgerti che sei bloccato.

Smettere di giudicare (bianco e nero) apre il cuore (la fragola). La paura scompare.

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