Mentre aspettavamo in una sala d’attesa mi è capitato fra le mani un libro di Luca Ricolfi. L’ho sfogliato, leggiucchiato e mi sono segnata qualche appunto che vorrei condividere con chi in questo momento mi sta leggendo.

selfie-2410592_960_720Che cos’è la condivisione? Con-dividere significa suddividere fra più persone qualcosa che si possiede. Condividendo ci si priva di qualcosa a favore di altri ed è per questo che il verbo rimanda a solidarietà, dono, amicizia.

Il sociologo Ricolfi ci fa riflettere sul fatto che nell’era di internet chi condivide non si priva di alcunché, c’è anzi una specie di inversione di significato.

Viene trasfigurato come premura, partecipazione, socialità, donazione di sé ciò che in realtà potrebbe apparire o sarebbe apparso fino a non molto tempo fa come vanità, ostentazione, esibizione, fastidiosa interferenza, indebita intrusione.

La condivisione, nell’era di internet, diventa marca distintiva dell’individualismo. Chi condivide non si priva di alcunché e condividendo invade le vite altrui con la propria.

Oggi lo status è definito non più da che mestiere faccio ma da che tipo di vita conduco.

Attraverso i selfie e gli scatti che ritraggono le mie giornate, i passatempi ecc. cerco in qualche modo di creare la mia nicchia di notorietà e di riconoscimento. La competizione si è spostata in questo campo. Vince chi si mostra di più. Chi ha più seguito.

Sto provando a fare un bilancio dei miei autoscatti. Di sicuro non intendo rinunciare ai selfie proprio ora che riesco a convivere in tranquillità con le mie rughe! Ma voglio chiedermi che cosa voglio comunicare. Chi o cosa sto mostrando?  Quali parti di me? Perché? Sto solamente arricchendo la mia nicchia o sto nutrendo anche chi mi sta vicino?

 

Liberamente tratto da La società signorile di massa di Luca Ricolfi.

 

 

 

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