danceDa qualche mese in Italia succedono cose strane, persone che fino a poco tempo prima si sarebbero parlate con tranquillità hanno cominciato a guardarsi con diffidenza, a parlarsi con astio e tutto a causa di quella che si è trasformata in una partita: la partita dei vaccini tra favorevoli e contrari al Decreto Lorenzin che impone l’obbligo di dieci vaccinazioni da 0 a 16 anni.

Da una parte ci sono quelli che sostengono di possedere la verità, hanno prove scientifiche inconfutabili, studi, evidenze, prassi, numeri: un esercito di teste che SA di cosa sta parlando. Dall’altra ci sono quelli che si informano sul web, che curano usando medicine alternative, pozioni, ricette della nonna, dei “CRETINI” insomma, almeno così li definisce Gino Strada, e se lo dice lui non può che essere vero.

Per i primi spesso il corpo da solo è insufficiente, da solo non può guarire, non ne ha i mezzi, ma per fortuna esistono i farmaci. La salute è l’assenza della malattia e la malattia è qualcosa da scacciare a tutti i costi.

Per i secondi il corpo sa e va ascoltato. L’accento è posto sulla vita sana. Generalmente costoro fanno ricorso alla medicina integrata e utilizzano i prodotti farmaceutici solo quando non trovano alternative. La malattia ha la funzione di purificare e rendere più sano il corpo inquinato.

Mentre i primi accettano di buon grado che ai loro bambini vengano iniettati i vaccini perché sanno che le convulsioni, la febbre alta e quanto potrà accadere è previsto, controllabile, verificabile, per i secondi – dato che ricorrono ai farmaci solo come estrema ratio – iniettare in un corpicino sano una sostanza che ha per definizione altre conseguenze possibili, equivale a bestemmiare in Chiesa davanti al prete a Dio e alla Madonna. 

Gli uni vogliono convincere gli altri della bontà della propria prospettiva, è una lotta da cui si può uscire solo come vincitori o vinti. Nessuno vuole ascoltare veramente le ragioni dell’altro.

Che cosa dovrebbe o potrebbe accadere affinché le due parti potessero parlarsi intendersi e rispettarsi?

Basterebbe che ognuno potesse scegliere per sé, che ognuno potesse essere libero di pensarla come gli pare e fare quello che si sente nell’animo.

Purtroppo però non è possibile: c’è un gregge da difendere, un gregge bello grosso. Tutte le pecore devono starci dentro perché fuori si aggirano lupi famelici. Chi esce è perduto, non può più fare ritorno. Verrà esiliato in una terra lontana, confinato e sorvegliato a vista per non far correre rischi a chi già è al sicuro.

Ma se è già al sicuro allora dove è il pericolo?

Il pericolo è sempre in agguato, e anche chi non ha paura deve adeguarsi ed entrare nel recinto, ma non in un recinto qualsiasi, solo in quello costruito appositamente per tutti, da ‘chi sa’.

Di recente una mamma ha scritto che ‘molti trovano giusta questa legge perché si sentono “violati” della loro libertà di avere un mondo perfetto senza malattie’. E proprio qualche giorno fa in una rivista per donne è uscito un articolo in cui un antropologo sostiene che “i genitori no vax non si rendono conto che nel tentativo di affermare la propria libertà di scelta, finiscono per calpestare quella altrui...”

A proposito di libertà vorrei ricordare all’antropologo Marino Niola intervistato da Donna Moderna le parole del sociologo Zygmunt Bauman il quale dice:

‘Vi sono ragioni più che sufficienti per essere diffidenti di fronte agli appelli a sacrificare l’individuo sull’altare della “società intera” – che è sempre un nome in codice per indicare dominio e oppressione.’

Nello stesso articolo l’antropologo Niola prosegue dicendo che “la nostra è un’epoca di grande incertezza, siamo sempre in allarme e alla continua ricerca di rassicurazioni: perciò ci affidiamo ciecamente a chi ce ne offre, viviamo nella democrazia della credulità, riteniamo vere teorie complottistiche prive di fondamento prese da internet piuttosto che credere ai medici…

Come dargli torto? In effetti nemmeno io trovo credibile tutto quello che circola in rete e ancora meno una intervista pubblicata su Donna Moderna, che di scientifico non ha nemmeno il nome.

Anche Zygmunt Bauman parla di incertezza ma lo fa attribuendole una condizione permanente. Non viviamo solamente in un’epoca di grande incertezza ma nella ‘società dell’incertezza’ che è cosa ben diversa.

Ecco le sue parole, tratte dal suo libro “La società dell’incertezza”:

“Il sentimento dominante è ora la percezione di un nuovo tipo di incertezza, non più limitata alla sorte o alle attitudini personali del singolo ma allargata anche all’immagine del mondo futuro, al modo di vivere in esso e ai criteri per stabilire i comportamenti corretti e quelli sbagliati. Nella versione postmoderna, l’incertezza non è più vista come un semplice fastidio temporaneo, che può essere mitigato o addirittura risolto con i giusti sforzi. Il mondo postmoderno si sta preparando a vivere una condizione di incertezza permanente ed irresolubile.

Questo significa che oggi non esiste più un riferimento certo unico ed indiscutibile: ognuno di noi è chiamato a scegliere per se stesso e ad assumersi la propria responsabilità in una indeterminatezza delle possibilità.

Credere ai medici, d’accordo, ma a quali? Non tutti i medici la pensano allo stesso modo. Che cosa rende un medico più credibile rispetto ad un altro? Perché devo preferire Burioni a Romani, a Gava, Rossaro o Bellavite? E soprattutto, quale è la fonte da cui decido di prendere le informazioni? Quali sono i criteri che scelgo per stabilire – per me – chi è affidabile e chi non lo è?

Nella diatriba sui vaccini sì-vaccini no ognuno di noi vede ciò che vuole vedere e costruisce la sua realtà e le sue convinzioni in base alle conoscenze, ai dati e alle interpretazioni che sceglie di prendere in considerazione.

Se io, Sara, guardo il mio mondo, dal mio angoletto, con le mie personali lenti, vedo che è cambiato molto dalla mia infanzia. Più rumore e spazzatura, monitor ovunque – in ufficio, al bar, persino in farmacia – sale slot quasi in ogni quartiere, sempre più negozi sfitti, gente che si lamenta perché non c’è lavoro, perché deve aspettare mesi per fare un esame medico o perché non ce la fa ad arrivare a fine mese. La paura dei terroristi, la paura dei tumori, la paura della vecchiaia, della solitudine, delle malattie, dei soldi e delle soddisfazioni che non bastano mai. E, fatto per me gravissimo, i due ospedali dove ho partorito, due fra le rare eccellenze in Italia per il parto naturale, sono stati chiusi entrambi nel giro di pochi anni.

In tutto questo leggo e vedo poco amore, mancanza di cura e attenzione verso le cose davvero importanti. Mentre litighiamo e giochiamo questa partita qualcosa ci sfugge: la vita scorre e noi non ce ne rendiamo conto.

Tutte le madri e tutti i padri amano le loro creature e desiderano il meglio per loro. E’ giusto che ognuno decida nella propria coscienza, questo almeno è quello che io nel mio animo sento risuonare come vero in questo momento. In questa partita non voglio vedere né vincitori né vinti. Non voglio subire ricatti. Siamo qui di passaggio e i figli non sono dello stato e non sono nemmeno nostri, come direbbe Federica Santi sono della vita.

Qui sotto ho messo alcuni link da me selezionati dove, a mio modesto parere, puoi trovare punti di vista e spiegazioni che meritano la tua attenzione:

Lettera aperta al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Dott. Roberto Gava e Dott. Eugenio Serravalle. 

Intervento in aula del Senatore Maurizio Romani 15/07/2017.

Scienza e vaccinazioni. Paolo Bellavite, Professore Associato di Patologia Generale, Università degli Studi di Verona.

Reazioni avverse ai vaccini. Testimonianze di alcuni genitori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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