FullSizeRender (3)Tornando a noi e perseverando nella pratica dello stare, possiamo improvvisamente scoprirci vuoti.

La mente non gradisce questa sensazione.

Se all’inizio può sembrargli curioso, il vuoto la sconcerta. Essa si chiede dove siano finiti tutti i concetti che aveva accumulato in tanti, tanti anni. Il vuoto è un luogo leggero che non siamo abituati ad abitare.

Se per tanto tempo qualcuno ci preme un dito in un occhio ci abitueremo a questa sensazione. Non ci piacerà molto, la sentiremo scomoda, ma siccome non siamo mai riusciti a togliercela, in qualche modo ci siamo abituati.

Ora, tutto ad un tratto, questa sensazione scompare. “C’è qualcosa che non va” esorterà la mente. Questo è ciò che accade. Non essendoci più sensazioni definibili, evidenti, quasi fisiche, non sappiamo più a cosa aggrapparci.

“Ah si certo, stavo cercando me stesso, ma qui non mi sento più, non ci sono più”. Il vuoto fa questo effetto. Si spezza un’abitudine, un modo di percepire noi stessi. Non importa, non è un problema, è un avanzamento.

Tratto da ‘Stare nella Presenza’ di Hari Gunter Leone.

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