La pratica del vapore vaginale è un trattamento dimenticato utilizzato dalle vecchie levatrici di campagna, che ogni donna può utilizzare a casa per alleviare i dolori mestruali.

Noi donne, se accogliamo con gioia l’energia misterica della nostra Femminilità ed il piacere della nostra consapevole sessualità, non abbiamo bisogno di sperimentare il ciclo mensile con dolore e disagio. Per non parlare di cisti ovariche, tumori alla cervice ed altre malattie.
L’argomento merita un’analisi approfondita e qui desidero solo gettare un sassolino. Oggi mi limito a descrivere un antico rimedio che, si dice, può essere utile anche contro l’infertilità.

FDA 2016.03.04 Vapori Vaginali 001

Se vediamo sangue scuro all’inizio ed alla fine del ciclo significa che l’utero ha bisogno di essere purificato dall’interno; il sangue scuro è quello non scaricato dai cicli precedenti e forma sulla membrana uterina una pellicola di materiale indurito vecchia di mesi, ed anche anni. L’accumulo indurisce, scurisce, addensa e rendendo il lavoro dell’utero più gravoso provoca dolori e crampi più difficili dovuti alla fatica di espellere il materiale indurito.

Può essere utile lavorare sulla kundalini, sulla respirazione e su contrazioni e rilasci addominali e pelvici, che oltretutto portano ad un maggiore piacere sessuale, nostro e del partner.

Per il bagno di vapore vaginale, da effettuare ogni mese due o tre volte a settimana nell’imminenza del ciclo, servono un paio di litri d’acqua, una coperta, una sedia nella quale sia stato praticato un foro sulla seduta (in alternativa la tazza del water, il bidet no perché la distanza tra vapori e vagina è troppo breve) ed alcune erbe: artemisia, basilico, calendula, origano, rosmarino. Al posto dell’origano preferisco il prezzemolo per la sua acidità capace di indurre contrazioni, ed altre erbe che possono essere vantaggiosamente utilizzate sono: achillea, bardana, camomilla, lavanda, piantaggine, timo. Non vanno utilizzati gli oli essenziali perché la loro concentrazione potrebbe causare irritazioni o allergie.

Le erbe, fresche o secche, vanno immerse nell’acqua bollente. Incoperchiare e attendere dieci minuti. Sedute sulla sedia, nude dalla vita in giù (poggiamo i piedi su un tappetino o indossiamo dei calzini caldi) e cingendo i fianchi con la coperta scoperchiamo la pentola e trascorriamo così almeno venti minuti. Importante il confort: se il vapore è troppo caldo aspettiamo un attimo. Successivamente sdraiamoci, coperte, per almeno un’ora.

Recentemente ho scoperto che questa pratica – consigliata da quelle Donne di Conoscenza che dalle mie parti si chiamano medgònne, medicone – è presente anche nelle culture andine e mediorientali.
L’ho quindi descritta, senza la pretesa di fornire indicazioni mediche, perché può essere utile a non dimenticarne la conoscenza.

Tratto da lafucinadellanima,wordpres.com

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